Nuvole vagabonde

La campana triste rintoccava,
E lei bolliva latte per il cioccolato,
Mentre piangevo lacrime sfinite,
lacrime finite sul selciato.

Incrociato sotto un ponte,
Mai ero stato così distante,
Dalla tenerezza promessa.
E in un pomeriggio
Di gennaio quel cuore di carne
Si trasformava in pietra.
 
Così con la mia vita appesa
Ad un volante
Pensavo: oggi
potrei morire di dolore.

E avevo nella testa una cascata,
E il fragore dei pensieri cattivi.
Intanto la sua gente del bar
portava il tempo al ritmo di aperitivi.
 
E per le strade di Roma,
quelle dove la tenerezza m’abbracciava,
mi dicevo: questa
insensatezza dovrà pure finire.
 
E restavo coi pensieri miei
Mentre rimbombavano le
Sue parole,
Suoni senza memoria,
Nuvole vagabonde
in balia d’un gelido vento.
 
IMG_9180
Studio della bocca. Carboncino su cartone

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