3 ottobre 2013

Ecco le lacrime delle vittime da nessuno consolate, da nessuno consolate contro il forte potere dei violenti (Qoèlet 4,1).

Le vittime di ieri a Lampedusa, erano uomini, donne e bambini nati in Eritrea e in Somalia, due Nazioni in lotta silenziosa (ma non troppo) tra loro, ma accomunati dallo stesso destino. Come gli oltre duemila loro connazionali in fuga da una vita infernale provocata dalla dittatura di Isaias Afewerki che nell’arco di vent’anni di sercizio tirannico ha affinato le doti da macellaio del suo popolo.

I responsabili di queste migrazioni hanno diversi nomi e si proteggono dietro varie bandiere.

L’Italia in primis, ex colonizzatrice, mantiene buone relazioni economiche con il governo macellaio. Il Ministero degli Affari Esteri pubblica un’analisi dei punti di forza, tra i quali: i legami storico-culturali a livello bilaterale, le scarse capacità produttive, il carattere strategico delle risorse energetiche, e le risorse minerali impiegabili nell’Hi-Tech. Tra le Minacce (agli investimenti) il mancato sviluppo democratico del Paese, il sistema legale e la scarsa produzione industriale.

Possiamo pensare lecitamente che per assicurarci la partecipazione alle attività economiche ci turiamo il naso e stringiamo la mano a chi ci permette di usufruire di nuove opportunità non troppo lontano da casa.

Il Parlamento Europeo, che ad oggi ha avuto altro da fare che occuparsi di una legge che prevedesse la condivisione e la presa in carico dei migranti da parte di tutti i partners europei.D’altra parte ci sono cose più importanti a cui pensare…
Last but no least:
La lingua più parlata in Europa contempla anche la fredda espressione “not in my backyard”, “fai quello che vuoi, ma non nel mio cortile”.

Eppure
John Donne nel 1600 ammoniva:

Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.

Tre pescherecci in transito nella zona di mare dove si consumava la tragedia che non si sono fermati. Troppo facile giudicare, più difficile riconoscere che abbiamo dal 2002 una legge che equipara chi raccoglie persone naufraghe a chi favorisce l’immigrazione clandestina, punendo con il carcere fino a quindici anni cd. Legge Bossi-Fini che i più dicono detestabile ma nessuno abolisce.

 Il Frontex – l’agenzia che si occupa del controllo delle frontiere esterne, da più parti discussa per “l’assenza di standard minimi per il rispetto dei diritti umani”. Lo Special Rapporteur Onu dei diritti umani dei migranti, lo scorso anno a Roma, con riferimento agli arrivi via mare, definiva Frontex “un servizio di intelligence e informazione”, i cui obiettivi di sicurezza (contrasto dell’immigrazione irregolare e del traffico di persone) sembrano lasciare in ombra la considerazione dei diritti umani. Il controllo delle frontiere, cui si legano gli accordi di cooperazione stretti dall’Italia con i paesi vicini, destano particolare preoccupazione: il Rapporteur lamentava “l’assenza di standard minimi per il rispetto dei diritti umani”, nonostante la condanna emessa dalla Corte Europea dei Diritti Umani ai danni dell’Italia, arrivata a seguito dei respingimenti forzati effettuati verso la Libia (caso Hirsi). A tal proposito, il Rapporteur pose l’attenzione sul processo verbale con cui l’Italia ha negoziato una nuova cooperazione con la Libia in materia di migrazioni, in cui mancherebbero informazioni dettagliate sull’impegno libico a rafforzare la tutela dei diritti umani dei migranti.

 Infine l’indifferenza, la peggiore tra le armi di sterminio di massa. Alla portata di chiunque, Silenziosa, inodore, soprattutto facile da usare. Spazza via facilmente tutto e tutti, inghiotte come fa la notte con i profili della terra.

E’ l’antimateria per eccellenza. Con un solo difetto, lascia una traccia visibile delle sue vittime e resta indelebile in chi la pratica mutandone per sempre la natura.

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